25 Ott

Ecommerce elettronica: leggi la guida di Gestionale.co

e-commerce

Per ecommerce elettronica noi intendiamo le operazioni relative ad attività commerciali e transazioni effettuate per via elettronica: la commercializzazione di beni e servizi certo, ma anche la distribuzione online di contenuti digitali e così via. La vendita avviene tramite il web quindi per via telematica. Il venditore carica il suo catalogo prodotti-servizi su un sito in modo che il potenziale acquirente possa consultarlo direttamente online, scegliere i prodotti e acquistare dal “carrello”, inviando l’ordine.

Cominciamo con il dire che possiamo avere diversi tipi di ecommerce elettronica, da definire a seconda del tipo di cliente:

  • Business to Consumer (B2C) ovvero l’azienda che vende a un privato.
  • Business to Business (B2B) ovvero l’azienda che vende a un’altra azienda.

Ecommerce elettronica: l’avvio dell’attività

L’ecommerce è una modalità di commercio che riveste oggi un’ottima opportunità per tanti giovani. La Direttiva 2000/31/CE stabilisce la possibilità di avviare un ecommerce elettronica senza autorizzazioni preventive.

Andremo ora ad illustrarvi le regole base dell’ecommerce elettronica ed anche le nuove norme europee sul commercio elettronico.

Ecommerce senza partita iva: la vendita occasionale

Il freelance che offre prestazioni occasionali via web può esercitare libera attività di ecommerce senza partita iva fino a 5.000 euro l’anno di ricavi, rilasciando una ricevuta di prestazione occasionale ai sensi dell’articolo 67 lettera i) del DPR 917 del 1986. Questa nota è soggetta a ritenuta d’acconto del 20% (redditi da inserire in dichiarazione dei redditi) e, nel caso di compensi superiori a 77,47 euro, a imposta di bollo. Oltre i 5.000 euro sarà invece necessario aprire Partita IVA ed iscriversi alla Gestione Separata INPS.

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Attenzione però: il soggetto che offre i propri servizi professionali usando la rete per trovare potenziali clienti o che effettua vendite occasionali su portali di vendita (esempio eBay) può effettuare ecommerce senza partita iva fino ad un reddito non superiore  a 5.000 euro annui; ma se si intende avviare un ecommerce elettronica, acquistare merci e rivenderle al consumatore finale, sorgerà l’obbligo di aprire partita iva perché l’occasionalità della prestazione verrà a mancare.

Ecommerce elettronica: attività ufficiale

Per avviare un’attività di ecommerce elettronica ufficialmente, sarà necessario costituire una società davanti al notaio, con le spese che ne conseguono. I normali adempimenti sono: iscrizione alla Camera di Commercio (tramite Comunica) e presentazione della SCIA allo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) del Comune nel quale si intende avviare l’attività.

Si dovrà inoltre comunicare all’Agenzia delle Entrate l’indirizzo del sito Web, i dati identificativi dell’Internet Service Provider, l’indirizzo di posta elettronica, il numero di telefono e di fax ed altri dati.

Nel dettaglio:

  • Nome, denominazione o ragione sociale;
  • domicilio e sede legale;
  • contatto telefonico ed e-mail;
  • numero di iscrizione al repertorio delle attività economiche, REA o registro imprese;
  • eventuale ordine professionale e numero di iscrizione presso cui il prestatore è iscritto;
  • titolo professionale e Stato membro in cui è stato rilasciato;
  • numero di Partita Iva;
  • indicazione chiara e inequivocabile di prezzi e tariffe applicate.

Per la vendita a operatori economici di altro Paese UE è prevista anche l’iscrizione nella banca dati VIES (Vat Information Exchange System).

I costi amministrativi per tale pratica vanno dalle poche decine di euro per il pagamento dei diritti di segreteria al Comune ove si presenta la SCIA ad un centinaio di euro per l’apertura della partita iva e per il diritto annuale della Camera di Commercio.

Ad ogni modo vi rimandiamo alla Direttiva 2003/31/CE recepita in Italia con Decreto Legislativo n. 70 del 9 aprile 2013 per ogni utile approfondimento sull’ecommerce elettronica.

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